Una memoria che ci riguarda oggi
Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, ricordiamo la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e rendiamo omaggio alle vittime della Shoah, delle leggi razziali e delle persecuzioni naziste.
Per noi la memoria non è un rito formale, ma una responsabilità viva: ricordare significa interrogare il presente e impegnarsi affinché violenza, razzismo e disumanizzazione non si ripetano, in nessun luogo e in nessun tempo.

I pericoli sempre attuali dell’indifferenza
La memoria richiama l’attenzione sui pericoli mai superati del razzismo, del fascismo e dell’indifferenza. Ci obbliga a riconoscere le forme contemporanee di violenza e ingiustizia, anche quando queste vengono normalizzate o giustificate.
Per questo, nel ricordare la Shoah, è necessario rivolgere lo sguardo e a tutti quei contesti in cui progetti coloniali, spesso rimossi dalla memoria europea e occidentale continuano a produrre morte e devastazione.
Questo rimosso collettivo alimenta una violenza strutturale che oggi si manifesta nei massacri in Palestina, in Sudan, in Congo e, più recentemente, in Venezuela.
Palestina: una ferita aperta del presente
In Palestina, l’occupazione militare della Cisgiordania e di Gaza, gli insediamenti illegali e la sistematica negazione dei diritti fondamentali minano ogni giorno la dignità del popolo palestinese.
Milioni di persone vivono sotto la minaccia costante di sfratti, demolizioni di case ed espulsioni forzate.
In Cisgiordania, alle operazioni militari israeliane si aggiunge la violenza dei coloni, con numerosi morti e migliaia di arresti tra la popolazione palestinese.
Altri confini, stessa violenza
La violenza istituzionalizzata non è confinata a un solo luogo. Anche in altri contesti, come negli Stati Uniti, il controllo violento delle frontiere produce sofferenza e morte.
Le recenti operazioni dell’ICE a Minneapolis e nelle Twin Cities, segnate da repressione e sparatorie mortali, mostrano come l’abuso di potere e il razzismo istituzionale colpiscano in modo particolare le comunità migranti.
Memoria come responsabilità collettiva
Non possiamo restare indifferenti di fronte a genocidi, pulizie etniche e violazioni sistematiche dei diritti umani.
Né possiamo permettere che il ricordo delle atrocità del passato venga utilizzato per giustificare nuove violenze.
La memoria storica deve essere uno strumento di giustizia, non di oppressione.
Le atrocità della Shoah non possono legittimare l’oppressione attuale in Palestina o altrove.
Il nostro impegno come associazione
Come associazione che opera ogni giorno nei contesti della mediazione interculturale, dell’ascolto e dell’accompagnamento, crediamo che la prevenzione di queste disgrazie passi anche dal lavoro quotidiano: contrastare la disumanizzazione, promuovere il dialogo, difendere la dignità di ogni persona e costruire consapevolezza.
Onorare le vittime della Shoah significa oggi alzare la voce contro ogni forma di oppressione.
Dalla Palestina a Minneapolis, la nostra posizione è chiara e universale: stare dalla parte della giustizia e contro ogni forma di violenza, ovunque essa si manifesti.